21 Novembre 2019

Aiutare più persone possibili: la storia di Simone

Lavorare in Menarini

In greco esistono tre parole per indicare il concetto di “amore”: eros, agape e philos. Tra queste tre, ho sempre creduto che chi fa il mio lavoro, quello del medico ricercatore, ma più in generale chi lavora nell’ambito dello sviluppo di nuovi  farmaci, possa vivere l’esperienza dell’amore nella sua dimensione più alta, l’amore fraterno, di condivisione. Ecco il mio lavoro è questo “avere cura del prossimo”.

Sono un Senior Clinical Development LeaderHematologic Malignancies Section. Da più di sei anni lavoro nel Gruppo Menarini e mi occupo dello sviluppo dinamico di molecole per il trattamento delle neoplasie, gestendo nello specifico le attività cliniche che fanno parte del  processo di sviluppo che porta una molecola  dalla prima dose nell’uomo fino a diventare un farmaco approvato .

Ma sono anche un papà di due bambini con un grande sogno, aiutare più persone possibili.

Lavorare in Menarini: tutto parte dalla ricerca

Il motto di tutto il team della Ricerca Menarini è “la speranza del paziente è la costanza del ricercatore.”

Una frase che ogni giorno ci ricorda che la speranza di un malato è legata a doppio filo alla costanza dei ricercatori di sviluppare nuovi farmaci, in ragione soprattutto del lungo tempo necessario per passare dalla scoperta in laboratorio alla sua applicazione in clinica. 

Menarini in questi anni sta investendo tantissimo in progetti di ricerca, in particolare nell’area oncologica, per trovare cure mirate alla lotta contro i tumori solidi e del sangue.

Lo sviluppo di una sola molecola deve affrontare un lungo percorso di sperimentazione: dall’inizio della ricerca alla disponibilità in commercio di un farmaco possono non bastare 10 anni. E a volte ne occorrono molti di più.

Volendo semplificare, la ricerca si compone di tre parti:

  • la ricerca preclinica è lo studio delle nuove molecole che dura circa 4 anni.
  • la ricerca clinica dove inizia la sperimentazione sull’uomo con l’analisi di milioni di dati. Questa fase può durare anche più di 6 anni. 
  • la registrazione in cui vengono autorizzate la produzione e la messa in commercio.

menarini ricerca

->Scopri la differenza tra principio attivo e farmaco.

Il mio lavoro rientra nella ricerca clinica, ma forse dire così è un po’ troppo riduttivo. Non bisogna pensare che queste fasi siano staccate tra di loro o che l’una sia necessariamente successiva all’altra; sono piuttostovasi comunicanti” in cui si generano dati integrati per definire nuovi approcci innovativi alla ricerca.

Innovare per noi significa questo: pensare in modo creativo e fuori dagli schemi, cercare nuove tecnologie e investire su macchinari all’avanguardia per sviluppare farmaci nuovi e di qualità superiore. Scopri i nostri progetti in fase di sviluppo.

Questo comporta lavorare assieme ad una grande squadra (proprio come nello sport!) che lavora ogni giorno con passione per raggiungere i risultati.

Il problema è che tra milioni di molecole solo una diventa un farmaco

Menarini Ricerca: una squadra di campioni

In questo lavoro esistono successi ma anche sconfitte, quando ad esempio la ricerca non va a buon fine ed è necessario ricominciare tutto da capo. Il che significa impegnarsi in un nuovo progetto, e portarlo avanti magari per altri 10 anni, nella speranza di trovare quella determinata molecola che potrà cambiare la storia della medicina.

Il successo in fin dei conti è questo, non ha a che fare con qualcosa di personale o con un qualche riconoscimento, è la possibilità di aiutare non una ma tantissime persone simultaneamente, come solo la disponibilità di un farmaco innovativo può fare.

Ecco perché tanti anni fa ho deciso di lasciare le corsie del dell’Ospedale di Firenze per fare ricerca all’interno del Gruppo Menarini.

Lavorare in Menarini: dall’università alla ricerca in un’azienda farmaceutica

Ripensare alle mie esperienze lavorative è sempre molto bello. Tutto il percorso intrapreso, dai miei studi in ematologia (pensare che da piccolo avevo paura del sangue!) e in endocrinologia fino al lavoro qui in Menarini, è stato fantastico ma soprattutto ogni tappa, potrei dire ogni momento, mi ha arricchito  professionalmente e come uomo.

Lavorare in MenariniSette anni in reparto segnano per sempre il tuo modo di essere “medico”: entri nella vita delle persone e dei loro familiari, e quando di mogli, mariti e in quella dei loro figli. Lotti con loro, sapendo che puoi perdere ma per fortuna – grazie ai progressi della ricerca – si può anche vincere.

Qualche anno fa, ad esempio, ho rivisto una signora al supermercato, accompagnata da un bambino. L’avevo incontrata  anni prima in una delle tante stanze dell’Ospedale di Firenze  appena le era stato comunicato  di avere troppi globuli bianchi. Abbiamo intrapreso insieme quel lungo cammino che il trattamento della leucemia acuta prevede, e vederla lì in quel supermercato è stato per me bellissimo.

Le “storie” in cui mi sono imbattuto, ma soprattutto la mia “nuova” passione per i protocolli clinici, mi hanno portato a chiedermi “Simone, in quale punto della catena vuoi davvero essere?”: rimanere in corsia o cercare, con tutto il background ormai acquisito, di sviluppare un nuovo farmaco.

Oggi per me quella risposta è scontata: ci sono farmaci che hanno cambiato la storia dell’umanità allungando  le curve di sopravvivenza; per cui ritengo che anche se i pazienti non vedono il medico in corsia sanno comunque che ci sono persone, i ricercatori, che lavorano senza sosta per riuscire a cambiare le loro vite. 

Questo è il mio lavoro, questo per me significa stringere la mano di migliaia di persone nella mia.

Se ti è piaciuta questa storia, leggi anche quella di Jacopo qui -> Lavorare in Menarini: dall’altra parte del mondo

Aiutare più persone possibili: la storia di Simone ultima modifica: 2019-11-21T10:13:12+01:00 da admin

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